Ottantunesimo anniversario della Liberazione

25 aprile 1945. "La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo [...]"

“La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia […]. Il fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria […] insieme al coraggio dimostrato da donne e uomini nel difendere la dignità della persona, costituisce un patrimonio morale di straordinario valore.”

(Presidente Mattarella, 23 aprile 2026)

 

Ogni 25 aprile deve suonare come un monito: non possiamo dimenticare. Non dobbiamo, anzi, dimenticare gli eventi storici che negli anni dell’occupazione nazifascista sembravano aver quasi spento ogni lume di consapevole rispetto della vita e della libertà. Eppure, quella flebile luce riuscì a riaccendersi e a brillare in due anni di lotta partigiana, dal 1943 al 1945, in cui uomini e donne, di orientamenti ideologici anche diversi, armati e disarmati, immersi nel dolore e nella privazione, misero in gioco la loro stessa esistenza a vantaggio di ideali quali la giustizia, la libertà, la democrazia di cui ci nutriamo ogni giorno. Quindi, alla fine, hanno combattuto per noi. Capita di dimenticarsi di questo sacrificio, succede di dare per scontata la libertà.

Piero Calamandrei, in una pagina celebre del 1955 in cui riflette sulla Costituzione italiana, figlia della Resistenza, a proposito di una certa diffusa inclinazione all’indifferenza scrive:

È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare…

Basta sollevare un attimo lo sguardo, e volgerlo oltre i nostri confini, per accorgersi come per tanti popoli libertà, giustizia e pace siano beni calpestati: anche per loro occorre vigilare e mantenere deste le coscienze e vivo l’impegno. Per tutti noi, adulti e giovani, l’invito è a non smettere mai di informarsi, studiare, conoscere.